Ingroia scopre il fantasy, la minoranza Pd tra Lost e Walking Dead
23 AGO 20

Al direttore - L’esplosione di una bomba a bordo ha abbattuto l’Airbus russo sul Sinai e il DC 9 Itavia su Ustica, come accertato in ambedue i casi a livello tecnico-scientifico. Nei paesi civili, a questo punto, una volta individuate le cause del disastro, la magistratura cerca i colpevoli. In Italia, viceversa, dopo 35 anni, il caso Ustica è ancora aperto malgrado la commissione tecnica di inchiesta abbia provato l’esplosione di una bomba nella toilette di bordo e la teoria del missile sta fruttando centinaia di milioni di euro di risarcimento che si aggiungono ai 62 milioni già stanziati per indennizzare i familiari delle vittime. I pubblici ministeri continuano a inviare rogatorie a Stati Uniti e Francia, che hanno già risposto decine di volte, sulla base di sentenze civili che hanno sostenuto il rovescio di quanto deciso dalla cassazione penale che ha bollato come da fantascienza la teoria del missile: non sarebbe ora, a questo punto, per non farci ridere dietro da tutto il mondo, di rispondere al solenne appello del capo dello stato Sergio Mattarella che il 20 giugno scorso ha sottolineato il dovere da parte delle istituzioni di arrivare finalmente ad una verità condivisa su Ustica?
Carlo Giovanardi
Carlo Giovanardi
Al direttore - Grande articolo quello di Sottile sulla procura di Palermo. C’è da rimanere allibiti su quanto denuncia. Questo sì che ègiornalismo.
Pasquale Ciaccio
Pasquale Ciaccio
A proposito di procura di Palermo. Andrebbe volantinata l’intervista offerta ieri a Libero dall’ex paladino della procura di Palermo Antonio Ingroia se non altro per due ragioni. La prima ragione è che Ingroia dice di aver “paura” che i suoi ex colleghi magistrati possano compiere un qualche errore o un qualche sbaglio in un’inchiesta in cui Ingroia è coinvolto, perché “le inefficienze del sistema sono più gravi di quanto non sospettassi da magistrato”, disse il magistrato che si candidò come presidente del Consiglio. La seconda ragione di interesse è che, oltre ad ammettere la sconfitta rotonda del partito della trattativa stato mafia, Ingroia, già autore di alcuni saggi scomodi come “Io so” (febbraio 2013), dice che racconterà tutto quello che c’è da sapere sull’inchiesta in un fantastico romanzo, consapevole forse che l’unica dimensione delle inchieste a vocazione pataccara non può che essere quella di essere destinate tutte nello scaffale del fantasy.
Al direttore - Come non dar ragione alla nuova sinistra che più a sinistra non si può: “Happy days” è roba vecchia e scaduta, vuoi mettere “Walking dead”!
Valerio Gironi
E che ne dice di “Lost”?
Al direttore - Non so e non mi interessa se Pasolini abbia davvero aperto le porte all’anti-cinema, come sostiene Gabriele Muccino. L’importante, a mio giudizio, è che PPP non abbia avuto epigoni nel campo dell’anti-giornalismo: dopo di lui, infatti, nessuno (neppure i peggiori complottisti, che in Italia non sono mai mancati) si è spinto a affermare: “Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.”
Daniele Montani
Daniele Montani
Al direttore - Valentino Rossi è un genio. Lo si sapeva già, ma la cosa non smette mai di stupire. E’ riuscito in due settimane a passare dalla parte del torto a quella della ragione e a far apparire i suoi due avversari due patetici imbroglioni. Cioè, prima, in diretta mondiale, scaraventa Marquez per terra con un calcione che la testata di Zinédine Zidane sembra un buffetto cresimale. Come buttare al vento vent’anni di carriera, la più luminosa nel mondo dei motori. Ha fatto quello che nessuno gli potrà mai perdonare, ha tradito il verbo della sportività, si è macchiato del peccato più grave, la mancanza di fair play. I due caballeros fanno la cosa tatticamente meno saggia, decidono di gonfiare il petto, di fare gli offesi, di ergersi a moralizzatori. A Valencia va in scena la finale della Piston Cup. Corrono in tre, come nel capolavoro di John Lasseter, solo che già Vale si è preso due ruoli, quello di Strip “The King” Weathers (da sempre il suo) e quello di Saetta McQueen (che fino a qualche settimana fa era del giovane Marquez), e ha corso contro non uno, bensì due versioni di Chick Hicks, l’eterno secondo, il rancoroso. E’ riuscito ancora a realizzare il capolavoro, ha tolto visibilità ai suoi avversari, li ha messi da parte, li ha resi inconsistenti, dimenticabili, trascurabili. Alla lunga lista dei Chick Hicks che l’hanno sfidato e hanno perso, magari non in pista, ma in tutto il resto, ha aggiunto pure Lorenzo e Marquez. E’ un maledetto genio…
Giorgio Brera
Giorgio Brera
Al direttore - Dopo Willy Wonka e la fabbrica del cioccolato, nessuno aveva fatto di meglio. La bella scuola di Annalena è una perla da incorniciare. Ricca casistica, pregevoli ironie e una resa senza condizioni alla dittatura della democrazia (troppo) partecipata.
Rinaldo Gennari
Rinaldo Gennari